I nostri studenti

Claudia Canovai

Claudia Canovai sta conseguendo un dottorato di ricerca in Psicologia presso la Columbia University di New York. Originaria di Montecatini, in Toscana, si è laureata nel 2017 in Comunicazione con un Minor in Imprenditoria. Negli anni passati alla John Cabot, Claudia ha fatto parte del club Ipazia per le pari opportunità, è stata una delegata per il Summit dei Nobel Peace Laureates e una delle organizzatrici della conferenza Beyond Humanism che si è tenuta alla John Cabot.

Perché hai deciso di studiare Comunicazione alla John Cabot?
Il cinema e la filosofia mi hanno sempre affascinato. Ogni domenica andavo al cinema con mio padre, per poi discutere a lungo dei film che guardavamo. Anche se sono una fan dei film di fantascienza, subito mi sono resa conto di come le donne non fossero ben rappresentate in questa tipologia di film. Il mio primo approccio alla filosofia invece è avvenuto alle scuole medie, quando mi sono imbattuta in "Così parlò Zaratustra" di Nietzsche e "Aut Aut" di Kierkegaard.

Dopo aver trascorso un anno in America durante il liceo, ho deciso che volevo proseguire i miei studi con il sistema americano, per questo ho fatto domanda alla John Cabot. Studiare Comunicazione mi è sembrata la scelta migliore per combinare il mio interesse per il cinema e per la filosofia e per capire come questi ambiti si intersecano tra loro.

Congratulazioni per la tua ammissione alla Columbia. Puoi parlarci un po' del programma che andrai a seguire?
Grazie! Dopo essermi laureata, ho capito che volevo applicare la teoria che avevo studiato al mondo reale e quindi Psicologia mi è sembrata la giusta via di mezzo tra la teoria e la pratica. Per la mia tesi alla John Cabot mi sono occupata della relazione tra la psicoanalisi, i media e la discriminazione femminile.

Alla Columbia avrò la possibilità di studiare come le differenze di genere possono essere costruite in realtà a livello sociale e non venire dalla natura. Sono consapevole dell'intensità del programma, ma credo che questo tipo di approccio mi permetterà di fare ricerca e di lavorare poi come psicoterapeuta, dandomi gli strumenti migliori per costruire la mia carriera.

Quale obiettivo hai a livello di carriera?
Dopo aver conseguito il dottorato, vorrei lavorare con vittime e aggressori di violenza sessuale. Mi piacerebbe anche dedicarmi a ragazze e donne dei Paesi in via di sviluppo per cambiare la loro prospettiva sulle questioni di genere e sul loro ruolo nella società. La mia esperienza in India mi ha insegnato che spesso le donne sottovalutano il loro potenziale perché sono state portate a pensare che il loro ruolo nella società deve essere unicamente quello di mogli e madri. Ci sono Paesi in cui molte persone ancora ritengono che lo stupro non sia un crimine. Credo fortemente che questa visione debba essere cambiata per poter migliorare la qualità della vita delle donne nel mondo.

In che modo la John Cabot ti ha permesso di costruire la tua carriera?
La John Cabot mi ha dato la possibilità di studiare a Tokyo e a Copenaghen dove ho imparato moltissimo sulle differenze culturali e di genere, argomento cruciale per la mia ricerca. La Danimarca è davvero avanti in materia di pari opportunità. Una buona percentuale di donne fanno carriera in ambiti che sono solitamente dominati dagli uomini, come quello scientifico o politico.

Il Giappone invece ha una visione molto confusa in materia di genere. Ci sono molte donne che proseguono i loro studi; dall'altra però sono numerose quelle che decidono di non lavorare per la pressione culturale che subiscono. Il Giappone è ancora un Paese tradizionalista e molte persone ancora pensano che le donne non debbano lavorare. A Tokyo, però, ho incontrato diverse donne in carriera e studentesse con molte aspirazioni ed ambizioni.